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Eugen Fink e il potere emancipante della filosofia

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In questo testo si tenterà di analizzare alcuni aspetti del contributo che il filosofo tedesco Eugen Fink ha apportato nei confronti della trasfigurazione della filosofia in attività pratica. Il radicamento nel ni-ente da parte del ciclo cosmico del fuoco (diakosmesis), che nell’antichità rappresentava l’origine e la successiva disgregazione dell’eone, nella modernità rimanda a un avvenire escatologico il cui peculiare significato è il ritorno eterno degli elementi primi nel contesto di una nuova Costituzione mondiale. La costruzione della struttura dell’essere si fonda sul presentimento che il finito sia un momento del gioco infinito, il reinserimento del tentativo di salvataggio (Rettungsversuch) del destino conseguente al differenziarsi dell’ontologia. La fabbricazione (Verfertigung) dell’immagine di danza apre a una visione del mondo fondata sull’idea della protezione propria di una progettualità preveggente. Mondo inteso come piano del gioco e spazio dell’approvazione divina determinano infatti il dono che richiama il concedere (das Gewähren) come momento poetico del pensiero diradante. La primitività rappresenta in questo senso la caratteristica della coscienza assoluta che rinnega il divenire progettuale del mondo pretendendo di opporsi ad esso, rifiutando di riconoscere il demone della morte posto nei pressi dell’immagine da esso rispecchiata. Come scrive il filosofo tedesco:

Tuttavia, se uno sguardo fugace alla storia della metafisica occidentale attesta una molteplicità di trattazioni del problema del mondo, come e in che senso abbiamo potuto affermare che l’essere-mondano dell’ente non è stato un tema per il rigoroso lavoro del concetto? A ciò si dovrebbe rispondere: proprio nella misura in cui il concetto di mondo è stato trasferito in un uso pluralistico, nella misura in cui “mondo” è degenerato in un titolo per ambiti dell’essere, per dimensioni di cose diverse, è venuta sempre più a mancare la possibilità di sperimentare la mondanità [Welthaftigkeit] di ogni ente semplicemente come un problema aperto e urgente.[1]

L’ontologia nel suo significato metafisico esprime il contenuto apparente dello spirito che apre alla figura dicotomica i cui estremi sono “cielo” e “terra” intesi come determinazioni del progetto (Entwurf). La logica dell’affermazione ingenua dell’esistenza, nel suo mero esser-cosa (hekaston) determina l’andamento graduale del soggetto fondante la triade Dio-Uomo-Mondo dal punto di vista del suo disporre includente, che determina la modalità del non-essere-nel-tempo. La Bildung è il processo creativo di comprensione dell’esistenza, il tentativo di rintracciare un orientamento nell’orizzonte nebbioso e contraddittorio del mondo, riconoscendo attraverso i propri sforzi quale sia il giusto modo di vivere all’interno di una società fondata sull’imperativo dell’infelicità. Il segreto imbarazzo consustanziale all’audacia (Kühnheit) apre al darsi dell’essenza, fondamento abissale della libertà del gioco (Spielfreiheit) il quale rinvia a un concetto di libertà inteso dal punto di vista della de-nientificazione dell’assoluto (Ent-nichtung des Absoluten). Così scrive il filosofo tedesco:

Come il mondo dell’immagine ha necessariamente un portatore reale, così anche il mondo del gioco. Questo è forse più riconoscibile nell’attività ludica del teatro. Come la cornice delimita l’immagine, così il palcoscenico delimita lo spazio irreale e il tempo irreale del mondo del gioco. Lo spazio del mondo del gioco e il tempo del mondo del gioco non hanno né luogo né durata nello spazio e nel tempo reali. Non appaiono affatto in un sistema di posizioni di spazi e tempi reali, non più di quanto il paesaggio dipinto nell’immagine sul muro abbia una connessione locale e temporale con questo muro. Ma come lo spazio irreale del mondo dell’immagine ha bisogno della superficie della tela e del pezzo di muro su cui può apparire nella sua peculiare “non-attualità”, così anche il mondo del gioco ha bisogno di un pezzo di spazio semplicemente reale per apparire, e quindi occupa anch’esso tempo reale.[2] 

    L’esplicazione dell’empatia (Einfühlung) è un compito che la fenomenologia in fase critica deve assumersi quando si rivolge alla questione della costituzione della comunità umana nel suo fondamento essenziale e universale e alla sua “genesi trascendentale”, l’aspetto dell’azione dischiuso dalla materialità, dalla dimensione naturale del comprendere (Auffassen) della coscienza «gaia». La fluidificazione della cosalità può essere concepita in senso etico come preesistente rispetto al “gioco delle forze” (Spiel der Kräfte) considerato dal punto di vista di una modificazione della struttura generale del mondo. La progettualità rappresenta l’apertura allo spazio intrinseco alla modificazione del fondamento caratterizzato da un’ampiezza di espressione, ventre che partorisce il progetto dal punto di vista dell’immediatezza (Unmittelbarkeit) dell’essenza. La fenditura (Aufspaltung) ricongiunge il fondamento del Logos all’intera storia del pensiero occidentale attraverso la presa di coscienza della sua identità, mostrando la chiusura che affligge la quadratura (Geviert) intesa come esplicazione della cosalità del fenomeno. L’ente si rapporta all’apparizione dell’essenza attraverso il rapporto tra Cosa (Ding) e sostanza (Substanz), le quali narrano il carattere totale del mondo in seno alla struttura ideale della coscienza.

All’interno del processo di costituzione meontica il kosmos rappresenta il velamento della poiesis cosmica che armonizza il grembo materno all’interno del dissidio tra physis e terra. Il disagio(Befangenheit), inteso come misura del progredire, umanizza l’intelletto, categoria dell’essere-per-un-altro che apre il fondamento della dicotomia Licht-Zeit, come esposizione del velamento alla Luce. Solo in questo senso si può affermare che la tecnica costituisca lo spazio totalizzante intrinseco all’ente dal punto di vista del rapporto tra mondo e finitezza segnando il passaggio da un atteggiamento ingenuo all’evento rappresentato da quella che Fink definisce “alba mondiale dell’essere” (Weltaufgang des Seins). Gioco del Dio e mondo della vita si annullano reciprocamente rappresentando atteggiamenti opposti che danno origine a una comprensione dell’essere dicotomica al sacro pensato nell’orizzonte del suo divenire-mondo, il quale esprime la volontà di potenza implicita nel curvare del senso progettuale della percezione.

In conclusione, si può affermare che per Fink il nodo gordiano che soggiace al fondo dell’esistenza è rappresentato dall’assenza di coerenza e comprensibilità progettuale del comportamento individuale e dalla conseguente impossibilità di costituire un orizzonte che implichi la trasmutazione dei valori esistenti.

Articolo di Edoardo De Santis


[1] E. Fink, Play as Symbol of the World. And Other Writings. Bloomington: Indiana University Press, 2016. p. 192 – Tr.it. Il gioco come simbolo del mondo, Hopefulmonster, 1992

[2] Ivi, p.113

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