In Thomas Nail, filosofo di matrice deleuziana che lavora all’Università di Denver, la rielaborazione del concetto di Antropocene si inserisce in un più generale ripensamento della filosofia a partire dalla categoria di “movimento” (motion). È Nail stesso a definire il quadro teorico da cui muove tale ripensamento: si tratta, scrive, di un “nuovo materialismo cinetico” o “cinetica materiale”, il cui assunto ontologico centrale è che «Being flows»[1], l’essere “scorre”. Secondo Nail, quest’ultima tesi sarebbe rimasta solo parzialmente sviluppata nella filosofia occidentale[2], in cui, da Aristotele sino alle filosofie del processo novecentesche, il movimento avrebbe ricoperto un ruolo di secondo piano rispetto alla stasi[3]. Secondo questo schema concettuale, a detta di Nail dominante nella storia della filosofia, la materia viene pensata come una sostanza che grazie a una causa motrice si muove discretamente da un punto A ad un punto B: il movimento rappresenta il cambiamento di località di una sostanza tra questi due estremi. Nail, dal canto suo, rovescia questa tesi, e ne spinge all’estremo le conseguenze teoriche: «motion is primary to the nature of all things»[4]; la materia non è ciò che si muove, ma coincide con il movimento stesso. L’idea centrale di Nail è la realtà non sia composta di sostanze stabili, essenze o oggetti, ma esclusivamente di processi materiali in continuo mutamento che, tuttavia, occorre non sostanzializzare. Tali processi sono, scrive Nail, “indeterminati” sia nel loro sviluppo – vale a dire non rispondono a pattern predefiniti – sia nel loro essere relazionali, ossia parte di una totalità che si trasforma con il divenire dei processi: «Everything changes with every change. This is what indeterminate relationality means»[5]. Ma proprio per questo motivo, l’aspirazione di Nail ha carattere cosmologico: l’ontologia cinetica permette di spiegare tutti i fenomeni del cosmo, dall’evoluzione naturale sino alla storia umana, è anch’essa ricompresa nell’idea che la materia sia movimento.
In questo senso, la proposta di Nail si inserisce in pieno nel contesto dei nuovi materialisti: la materia ha agency, è dotata cioè di capacità d’agire, che, in questo quadro specifico, coincide con gli effetti prodotti dal suo essere in movimento.
Come accennato, questo quadro ontologico basato sulla centralità del nesso movimento-materia viene esteso da Nail ai più diversi ambiti del reale, dalla teoria estetica a quella politica, dalla rilettura di fenomeni come la migrazione sino alla teoria del valore di Marx[6]. Ciò che a noi interessa, tuttavia, è come il suo materialismo cinetico riconfigura il concetto di Terra e, conseguentemente, quello di Antropocene.
Secondo Nail, nella storia della geologia e, parallelamente, nella storia delle concezioni della Terra, anche il pianeta è stato pensato prevalentemente come un oggetto, vale a dire un’entità immobile, priva di storia e incapace di produrre novità: «Historically, we have tended to view the earth as the stable object par excellence […]. We have treated and, in various ways, continue to treat the earth as a kind of unmoved mover […]. We still act like the earth is largely stable but punctuated by exceptional environmental disasters»[7].
È su questo punto che l’Antropocene occupa un posto centrale nella riconcettualizzazione in chiave cinetica della Terra elaborata da Nail. L’Antropocene rappresenta il momento in cui diviene evidente la dinamicità costitutiva della Terra, la quale «is suddently proving to be more mobile and eccentric than we thought possible»[8]. L’Antropocene, in altri termini, dimostra che la Terra non è un oggetto, ma piuttosto un processo: «the most radical import of the Anthropocene is the unpredictable agency and mobility of the earth itself»[9].
A certificare questa condizione sono, in primo luogo, le acquisizioni delle Scienze del sistema Terra, nelle quali, lo si è visto, la Terra è studiata come un sistema dinamico, capace di evoluzione, soggetto a rapide trasformazioni come quelle innescate dal superamento dei tipping points e degli effetti a cascata che ne derivano: «all the earth’s processess […] are now increasingly in flux»[10]. In secondo luogo, l’accelerazione nella mobilità della circolazione di umani e non umani, come i fenomeni migratori, umani e animali, dovuti al cambiamento climatico o l’impiego di tecnologie per il trasporto globale. Questi due fronti, lungi dal riflettere la polarità tra natura (l’accelerazione delle dinamiche terrestre) e cultura (l’accelerazione delle dinamiche sociali), provano secondo Nail che «Nature and humans have never been separated systems»[11], ma costituiscono espressioni diverse dello stesso, unico processo di circolazione cinetica della materia, attivo nella costituzione della Terra. La distanza da Husserl e dalla visione della Terra intesa come un oggetto sul quale si svolge la storia umana non potrebbe essere più radicale: se è vero, come sostiene Nail, che «the earth is the immanent material condition of human historicity»[12], allora occorre dire che è la Terra stessa che, attraverso gli esseri umani, trasforma se stessa: «The Anthropocene is not only about humans and what they have done to the earth. It is about the earth and what it is doing to itself through humans»[13]. Come già indicato in apertura di questo paragrafo, la cornice neomaterialista entro cui scrive Nail è riconfermata da questa posizione, che, in definitiva, vede nella prassi umana un derivato o un’estensione del processo materiale terrestre. L’Antropocene, in virtù della sua accelerata mobilità, è il momento in cui diviene visibile tale intreccio immanente tra prassi e geologia quale “condizione di possibilità” della storia umana stessa.
A partire da queste premesse, Nail sviluppa la sua filosofia della Terra. La Terra non è un pianeta, vale a dire un oggetto, una sostanza fisica, ma l’agglomerazione di un processo materiale, un «process of terrestrelization» che si svolge in continuità con l’universo: «The earth is matter thrown into motion. Without the constant thermodynamic flow of energy from the universe, there is no accumulation, dissipation, or recombination of matter into a stable earth»[14]. La Terra è la sedimentazione meta-stabile, cioè aperta a continue trasformazioni, del movimento della materia che circola nel cosmo. Tale processo, pur indeterminato, possiede delle proprietà che definiscono la logica del suo sviluppo. La proprietà fondamentale del processo, spiega Nail, è ripiegarsi su se stesso (to fold) per dar vita a configurazioni (pattern) stabili ma mai definitivi. Il regno minerale, l’atmosfera, il regno vegetale e quello animale rappresentano progressive complessificazioni di questo processo cinetico di circolazione e ripiegamento della materia su se stessa, di cui Nail, nella parte centrale di Theory of the Earth, descrive la formazione per stadi successivi. In questa prospettiva, la Terra non è dunque un’entità definita, ma una configurazione dinamica e contingente che emerge dal flusso materiale continuo della materia. La logica del ripiegamento (folding), lungi dall’essere un semplice meccanismo morfologico, diventa il principio operativo attraverso cui la Terra si auto-costruisce: ogni ripiegamento introduce una differenza dando luogo a forme sempre più complesse di organizzazione materiale.
Questa ampia ricostruzione ontologica, relativa alle modalità attraverso cui la Terra prende forma a partire dal processo cinetico, è impiegata da Nail per derivare una proposta etico-politica per l’Antropocene.
Il problema centrale dell’Antropocene, inteso come l’epoca in cui si manifesta l’intrinseca dinamicità della Terra, è che il processo cinetico di circolazione della materia è spinto dalle trasformazioni di origine antropica in direzione contraria rispetto alla sua tendenza naturale. Nail denomina “Kinocene” (da kynos, movimento) il periodo geologico che origina da tale contraddizione.
La Terra è un grande processo di dissipazione energetica. In quanto processo materiale, la tendenza “naturale” della Terra è quella di evolvere in direzione di un dispendio sempre maggiore di energia. Nail denomina tale tendenza «kinetic expenditure», cioè «the tendency for matter to increase the rate at which it moves through self-organized patterns of motion»[15]. Ora, questa tendenza non è una peculiarità della Terra, ma riguarda piuttosto l’universo nel suo complesso, dal momento che la dissipazione dell’energia è ciò che mantiene stabili i pattern prodotti dal ripiegarsi della materia su se stessa, i quali, complessificandosi, dissipano quantità sempre maggiori di energia. Questo significa che ciò a cui tende l’universo è lo spreco e, ancora più radicalmente, «l’autofagia», ovvero la sua stessa morte in virtù dell’accelerazione del movimento del processo materiale cosmico e terrestre. Nail illustra dettagliatamente[16] come ciascun pattern di ripiegamento della Terra – minerale, atmosferico, vegetale, animale – abbia contribuito ad aumentare il tasso di energia dissipata, come se – scrive Nail, coerentemente con la sua impostazione generale, ma spingendo ora i toni dal metafisico al fantascientifico – fosse la Terra stessa a sperimentare la strada più efficace per consumare energia, e farlo sempre più massicciamente[17].
La tesi di Nail è che tale tendenza abbia subito con l’Antropocene un’inversione di marcia, dovuta al modo in cui gli esseri umani, inserendosi nel processo di dissipazione, ne hanno invertito la direzione di sviluppo. Il capitalismo, la trasformazione ambientale, i processi, come li chiama Nail, di «ecocidio» paradossalmente privano, e non aumentano, la capacità di dispendio energetico della Terra: «By maximizing total energy use for humans, the fossil-fuel-using classes on the earth have damaged the planet’s capacity for longer-term optimal kinetic expenditure»[18]. Nonostante sia aumentato il dispendio energetico legato alle attività dell’essere umano, Nail propone di adottare una prospettiva che superi ciò che denomina «anthropocenic energetics», per mostrare come le trasformazioni antropiche abbiano invece causato un rallentamento del dispendio energetico terrestre nel suo complesso. Invertire questo processo, significa accelerare il dispendio energetico complessivo, e rappresenta secondo Nail la soluzione alla crisi ecologica e, più in generale, alla sopravvivenza umana sulla Terra: «if you want to survive and thrive in this particular universe as it has tended so far, then the best chance is to go with the flow of increasing your collective rate of expenditure»[19].
Nail rifiuta quindi qualsiasi proposta relativa all’etica della conservazione per avallare invece strategie capaci di, per così dire, innescare e accelerare il processo di dispendio energetico di modo che la Terra stessa dia luogo ad un nuovo pattern, a una nuova configurazione che possa organizzarsi in maniera differente rispetto alla condizione di crisi antropocenica. Occorre, come già scritto, lasciare che sia la Terra stessa a sperimentare vie d’uscita dall’Antropocene.
[1] T. Nail, Being and Motion, Oxford Univ. Pr., Oxford, 2018, p. 15.
[2] «The primacy of motion is a unique ontological perspective in Western philosophy. Throughout history, being has been understood in many ways, but rarely has it been said to be, primarily and above all, in motion».
[3] T. Nail, The Philosophy of Movement. An Introduction, Edimburgh Univ. Pr, 2024.
[4] Ivi, p. 34.
[5] T. Nail, Being and Motion, cit., p. 45.
[6] La teoria del valore di Marx, specialmente come sviluppata nel Primo libro del Capitale, secondo Nail rappresenterebbe un materialismo cinetico. Cfr. T. Nail, Marx in motion, Oxford Univ. Pr, Oxford, 2018.
[7] T. Nail, Theory of the Earth, Edimburgh Univ. Pr, Edimburgh, 2018.
[8] Ivi, p. 67.
[9] Ivi, p. 68. Corsivo mio.
[10] Ivi, p. 34.
[11] Ivi, p. 56
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] Ivi, p. 200.
[15] Ibidem.
[16] Ivi, p. 98.
[17] Ivi, p. 212.
[18] Ibidem.
[19] Ivi, p. 272.
