Tra fiamme, stelle e sonetti: Cecco d’Ascoli e il mondo intellettuale tra Dante, Immanuel Romano e Bosone da Gubbio

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Il Medioevo non fu un’epoca oscura, ma un crocevia complesso e vibrante di esperienze culturali, tensioni filosofiche e fermenti spirituali. Fu anche un tempo in cui l’ardore del sapere si pagava spesso a caro prezzo. In questa cornice si inscrive la vicenda di Francesco Stabili, meglio noto come Cecco d’Ascoli (1269–1327), poeta, filosofo, medico e astrologo, il cui pensiero troppo indipendente lo portò a morire tra le fiamme dell’Inquisizione. Ma Cecco non fu un caso isolato. Attorno alla sua figura si muove un universo intellettuale straordinario, in cui si intrecciano, in modo talvolta polemico e talvolta fraterno, i percorsi di Dante Alighieri, degli stilnovisti, del giudeo romano Immanuel Romano, del ghibellino Bosone da Gubbio e perfino del giurista e poeta Francesco da Barberino, che fu tra i sei giudici che condannarono Cecco al rogo. Questo articolo vuole indagare i rapporti intellettuali, ideologici e letterari tra questi protagonisti, con particolare attenzione al ruolo di Cecco come figura di rottura rispetto al classicismo etico-poetico dello Stilnovo e al simbolismo teologico della Commedia dantesca.

Cecco d’Ascoli: un astrologo controcorrente

La carriera di Cecco si snoda tra il sapere universitario e il sospetto inquisitoriale. Il suo Tractatus in sphaeram (1322) e il De principiis astrologiae (1323) furono testi centrali per lo studio dell’astronomia, ma le sue teorie astrologiche, soprattutto l’inclusione di un oroscopo di Cristo, lo misero in rotta di collisione con la Chiesa. Dopo una condanna a Bologna con l’obbligo di abiura, Cecco tornò a Firenze e si legò alla corte di Carlo di Calabria, ma fu abbandonato al momento del bisogno e finì sul rogo nel 1327, accusato di eresia per le opinioni contenute soprattutto nella sua opera più celebre, L’Acerba.

Quest’ultima è un poema enciclopedico scritto in volgare in forma di sesta rima, e rappresenta una summa del sapere dell’epoca: astronomia, medicina, zoologia, etica, antropologia, amore, vizi e virtù. In essa emerge una figura di intellettuale profondamente razionale, talvolta ironico, certamente anticonformista, che usa l’astrologia non come superstizione, ma come chiave simbolica di lettura del cosmo. Ma Cecco non si limita al sapere. Egli entra anche nel campo poetico con spirito critico, polemizzando apertamente con Dante, reo – a suo dire – di avere svilito l’astrologia nella Commedia. La sua visione del sapere appare come alternativa e oppositiva rispetto a quella dantesca, più armonizzata con l’ordine divino.

Dante e Cecco: polemica tra stelle e libero arbitrio

Il rapporto tra Cecco d’Ascoli e Dante Alighieri è complesso, intriso di polemiche letterarie e filosofiche, ma anche di possibili contatti personali. Le fonti umanistiche, come Angelo Colocci, raccontano addirittura di una disputa tra i due su istinto e abitudine, culminata nella celebre (e probabilmente apocrifa) aneddoto del gatto ammaestrato, che Cecco sbugiarda liberando due topi per dimostrare la forza della natura sull’educazione. Ma più della leggenda, è il confronto filosofico ad accendere il dibattito. Se Dante, nella sua Commedia, pur accettando la validità dell’astrologia come parte della scienza naturale, nega ogni valore deterministico, difendendo la libertà del volere umano (cfr. Par., Canto II), Cecco, al contrario, sottolinea l’influsso cosmico sugli eventi umani, non in senso deterministico assoluto, ma come matrice di tendenze inscritte nell’ordine universale. In questo senso, Cecco rappresenta una voce eretica non per il contenuto tecnico delle sue opere, ma per la libertà interpretativa con cui sfida l’equilibrio tra scienza, fede e autorità religiosa.

Immanuel Romano: ebraismo, poesia e la visione dantesca

Contemporaneo di Dante e Cecco, Immanuel da Roma (ca. 1265–1328/36) rappresenta una figura assolutamente unica nel panorama medievale: un poeta ebreo che compone in ebraico e in italiano, che vive tra Roma, l’Umbria e le Marche, in continuo dialogo con la cultura cristiana. La sua opera principale, le Maḥberot, è una raccolta di prose e versi in ebraico che si ispirano al modello arabo-andaluso delle maqāmāt, ma anche – in maniera sorprendente – alla struttura e all’immaginario della Divina Commedia. L’ultima maḥberet, in particolare, rappresenta un viaggio oltremondano tra Inferno e Paradiso, dove il protagonista è accompagnato da una guida, identificata da alcuni con Dante stesso, sotto il nome simbolico di Daniele. Immanuel traduce poeticamente la visione dantesca dell’aldilà nell’ambiente ebraico, ma ne modifica le coordinate teologiche: al posto del Giudizio universale cristiano, emerge una giustizia poetica, più umana e meno dogmatica. A rendere ancora più interessante il quadro, vi è lo scambio poetico diretto tra Immanuel e Bosone da Gubbio, a partire dal sonetto di Immanuel “Io, che trassi le lagrime del fondo”, composto alla morte di Dante. Bosone rispose con Duo lumi son di novo spenti al mondo, riferendosi proprio a Dante e forse anche a Cecco, il cui destino era già segnato.

Bosone da Gubbio: la politica, Dante e il romanzo morale

Bosone da Gubbio (attivo tra XIII e XIV secolo) fu un politico ghibellino e un uomo di lettere. Le sue rime sono poche e di valore stilistico modesto, ma mostrano una profonda partecipazione al mondo intellettuale del suo tempo. Oltre allo scambio poetico con Immanuel, è attribuito a lui un romanzo morale in prosa, L’Avventuroso Ciciliano, che rispecchia un intento didattico tipico del periodo: istruire attraverso l’allegoria. Se l’attribuzione è corretta, Bosone sarebbe stato un precoce innovatore della prosa narrativa in volgare. Il suo coinvolgimento con le corti, in particolare quella di Cangrande della Scala, lo colloca in un ambiente frequentato anche da Dante, Immanuel e probabilmente da Cecco stesso nei suoi anni fiorentini. Si crea così una sorta di cerniera culturale tra il mondo ebraico, ghibellino e dantesco, dove le tensioni politiche si riflettono nelle scelte linguistiche e poetiche.

Francesco da Barberino e il giudizio su Cecco

Non va dimenticato che tra i sei giudici che condannarono Cecco al rogo c’era anche Francesco da Barberino, noto autore dei Documenti d’Amore, opera in cui fonde l’etica cortese con l’allegoria moralizzante. L’immagine di Francesco come giudice spietato stride con il tono edificante dei suoi scritti, ma dimostra quanto l’intellettuale medievale potesse essere anche uomo di potere. Francesco rappresenta, in fondo, il versante più istituzionale e controllato dell’intellettualità del tempo, in contrasto con l’“eretico razionalista” Cecco, il mistico e moralista Dante, e l’ibrido poetico ebraico-italiano Immanuel.

Riccardo Renzi

Dopo la laurea triennale in Lettere classiche presso l’Università degli studi di Urbino, discutendo una tesi recante titolo La nobiltà in Francia nei primi due secoli dell’età moderna (febbraio 2017), ha conseguito la Laurea magistrale in Scienze Storiche presso l’Università di Macerata discutendo una tesi dal titolo Latin historian’s manuscripts and incunabola preserved at Fermo Public Library Romolo Spezioli (ottobre 2020). Ha inoltre conseguito una Summer school in metrica e ritmica greca presso la Scuola di metrica dell’Università di Urbino (2016), il percorso psico-pedagogico per l’insegnamento (24 CFU) presso l’Università di Macerata (2019) e i diplomi in LIM e Tablet. Nell’ottobre 2022 consegue il Master di primo livello in “Operatore delle biblioteche”. Ha insegnato materie letterarie presso l’Istituto di Formazione Professionale Artigianelli di Fermo dall’ottobre 2021 al marzo 2023, attualmente, dopo la vittoria del concorso pubblico di categoria D1 presso il IV settore del Comune di Fermo, lavora come Istruttore Direttivo presso la Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo. È membro dei comitati scientifici e di redazione delle riviste Scholia, Il Polo e Menabò online, è inoltre vicedirettore della rivista Scholia (Didattica) e membro del comitato scientifico del Centro Studi Sallustiani. È inoltre socio dell’Aib, della Società Dantesca Fermana, dell’Unipop di Fermo e dell’Associazione teste di Rapa di Rapagnano.
Appassionato di storia greca e romana, e di poesia, ha pubblicato numerose monografie sugli storici latini e alcune sillogi poetiche (Renzi Riccardo, La tradizione delle opere sallustiane dai manoscritti agli incunaboli della Biblioteca civica di Fermo, AndreaLivi Editore, 2020; Renzi Riccardo, Tito Livio. La fortuna del più grande storico romano, Primicieri Editore, 2021; Renzi Riccardo, APPIANO ALESSANDRINO. Dall’età classica all’età contemporanea, Primiceri Editore, 2021; Renzi Riccardo, Rufo Festo Avieno, la fortuna di uno storico minore, Ipazia: collana di antichità classiche, Arbor Sapientiae editore, 2021; Renzi Riccardo, La fortuna di uno storico minore: Lucio Anneo Floro, i manoscritti e gli incunaboli della Biblioteca Civica Romolo Spezioli, con prefazione di Alessandro Cesareo, Amarganta, 2021; Renzi Riccardo, Svetonio. Dall’età classica all’età moderna. Gli esemplari della Biblioteca civica Romolo Spezioli di Fermo, con prefazione di Alessandro Cesareo, Padova, Primiceri, 2022; Renzi Riccardo, Frammenti poetici, BookSprint, 2021; Renzi Riccardo, ἀλήθεια, Sonnino, Edizioni La Gru, 2022; Renzi Riccardo, Studi e riflessioni sull’evoluzione del ceto nobiliare: tra la fine del medioevo e la prima età moderna, Padova, Primiceri, 2022; Renzi Riccardo, Cinque saggi per l’Alighieri, Padova, Primiceri editore, 2023), collabora inoltre con le riviste: «Scholia», «Scholia didattica», «Il Guerrin Meschino», «Storia Libera», «Riscontri», «Il Borghese», «Il Polo», «Marca/Marche», «Inchiostro», «Avanguardia», «Italia medioevale», «Prometeo», «Miscellanea francescana», «Schede Medioevali», «Il Sentiero Francescano», «Civiltà Romana», «Studi Francescani», «Versi diversi», «Poets and Poems», «Italia Francescana», «Voce Romana», «Il Mago di Oz», «L’Altrove – appunti di poesia», «Imperfetta Ellisse», «Il giardino dei poeti», «Artepiù», «Blogdidattico», «Progetto Babele», «Testimoni», «InStoria», «AboutUmbria», «Convivio», «Letteratura e pensiero», «Kenavò», «Ellin Selae», «Globus», «Menabò», «L'Age d'Or», «Nido di Gazza», «Nuova Antologia», «Non credo», «Quaderni de Il Gallo», «Meravigliarsi», «La loggia», «Frascati poesia», «Nuova Euterpe», «Seme anarchico», «Studi Pesaresi», «L’Ottavo», «Filosofia e nuovi sentieri», «Utsanga», «Diacritica», «Libro Aperto», «Il Mangiaparole», «Terzultima fermata», «Direnewsoggi», «Veritatis Diaconia», «Luci e ombre», «Nuovo Giornale Nazionale», «Legalità in Comune», «Vivere Fermo», «Poetrydream», «Dissipatio», «Vivere Ascoli», «Vivere San Benedetto», «Politica.mag», «Salotto Romano», «Filo Diretto News», «Caffè Geopolitico», «Il secondo mestiere», «Notizie Geopolitiche», «Il secondo mestiere», «Futura», «Pressenza», «Italia Appalti», «Opinio Juris», «Jus101», «Altalex», «Lo spessore», «Gli Stati Generali», «Lentepubblica», «Moltocomuni», «Ratio Iuris», «Agenda Digitale», «GiuriCivile», «MisterLex», «Osservatorio repressione», «La Discussione», «Italia Oggi», «Il Giornale D’Italia», «Fatti per la Storia», «Corriere News», «City Next», «Il Riformista», «Inside Over», «Frammenti Rivista», «Palomar» e «Dialegesthai». Ha pubblicato più di 250 articoli, dei quali più di cento in riviste scientifiche e di classe A. I suoi libri sono inoltre recensiti in varie riviste letterarie cartacee e online, tra le quali: Avanguardia, Blog Didattico, Tuttatoscanalibri, Parole Mute, Le Parole di Misaki, La poesia e lo spirito, Il Quotidiano del Sud, Il Borghese, Cronache Fermane e L’Opinionista giornale online.

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